playground
Spazi che suggeriscono il gioco, senza tante istruzioni. Moduli che possono vivere autonomamente o articolarsi in un progetto più ampio. Pareti, superfici mobili, fori, pastelli, strane amache, camere del vento, superfici elastiche... In attesa di essere scoperti. I corpi entrano, trovano le proprie regole, lasciano tracce. Qualcosa da esplorare, non da imparare.
Holes

Una parete con tanti fori. Braccia che emergono dalle aperture per tracciare linee sulla superficie circostante senza controllare ciò che si produce, mentre gli altri osservano le composizioni che emergono. La parete separa e connette, nasconde e rivela.
Jump

Un passaggio elastico, le persone lo attraversano. Il corpo rimbalza, il segno prende quota. Un dispositivo per ampliare le possibilità del corpo e del segno.
To draw to fly

Amache sospese sopra un grande foglio di carta. Ci si stende al loro interno. Culle per oscillare. Per volare, tracciando traiettorie nell’aria, lasciando segni sul paesaggio che prende forma sotto di noi. Vertigine, picchiate, spirali.
Kinecube

Un cubo aperto su un lato, le sue superfici pronte a essere segnate. Un gioco energico di rimbalzi e segni. Il corpo si muove in tutte le direzioni, spinto da un lato all’altro, lascia tracce secondo traiettorie imprevedibili. Sono io a segnare le pareti, o sono loro a guidarmi nelle tre dimensioni? I segni si sovrappongono e si accumulano, fino a non lasciare più nemmeno un centimetro di bianco.
Padiglione [luogo]
Una struttura sospesa, una membrana tra terra e aria. Ci si rannicchia al centro, in ascolto: il crepitio di un ramo, il sibilo del vento, il rombo di un aereo lontano. Ognuno traccia la propria linea colorata verso ciò che lo chiama. Affiora così una mappa dall’azione collettiva: segni che si irradiano dal centro verso l’esterno, curvandosi dove il suono è più denso.
“Padiglione [luogo]” è un gioco di parole che intreccia udito — il padiglione auricolare — e arte — il padiglione espositivo —, realtà e simbolo: l’orecchio, sede dell’equilibrio, diventa immagine di una ricerca di armonia con la natura che ci circonda.
Rodeo

Tavoli da disegno come tori meccanici. Una persona si lascia ritrarre, l’altra prova a disegnarla. Ma il piano oscilla, sobbalza, cambia direzione e manda all’aria ogni tentativo di controllo. Il ritratto si scompone, deraglia, prende strade impreviste. Intorno, pareti tappezzate di ritratti impossibili, catastrofici e comici.
Wind chamber

Una stanza-dispositivo. Le persone entrano con un foglio bianco e un pastello in mano. Dal pavimento forato salgono getti d’aria che sollevano la carta e la fanno volare caoticamente. Si insegue il foglio, cercando di segnarlo con il pastello ogni volta che se ne incrocia la traiettoria, prima che scarti di nuovo. Il disegno come risposta giocosa al movimento dell’aria.